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L’Abbraccio di Carta: Cozy Books terapia per l’Anima

Hai presente la sensazione che provi quando, raggomitolata sul divano avvolta in una copertina, leggi il tuo libro preferito? 🕰️ Dagli Autori “Seri” al Bisogno di Comfort Da ragazza leggere era il mio rifugio prferito. Il tempo lo dedicavo allo studio a libri di autori come Moravia, Oriana Fallaci, Ignazio Silone ed altri di questo calibro. Quando ho interrotto gli studi ho smesso di leggere, non perché avessi perso l’interesse ma perché ogni altra attività appariva sempre più importante o più urgente (valutazione che oggi, giunta ai sessant’anni, ritengo alquanto discutibile). Il poco tempo che riuscivo a ritagliare lo dedicavo per lo più a saggi, per approfondire alcune tematiche che mi interessavano. Da qualche anno ho ripreso questa splendida abitudine, e l’ho fatto grazie alla letteratura confortevole, i cosiddetti Cozy Books. Ho scoperto che appartenessero a questo genere ascoltando il video di Martina, sul suo canale “Ima AndtheBooks”. Ricordo di aver pensato: “Questo libro l’ho letto!” riferendomi a Tutto il bello che ci aspetta di Lorenza Gentile. Ciò mi ha entusiasmato, e dalla sua spiegazione ho capito perché, grazie ad essi, mi sono riavvicinata alla lettura: nei cozy books cerchiamo il conforto che potrebbe darci un abbraccio, un luogo sicuro o una cioccolata calda. 🎯 Leggere: Un’Attività Quotidiana con Finalità Diverse Leggere è un’attività che facciamo tutti, tantissime volte al giorno per le motivazioni più varie: per studio, per semplice informazione, per curiosità. Leggiamo istruzioni, messaggi, post sui social, l’articolo di cronaca… Ma ci definiamo lettori o lettrici solo se leggiamo libri. La scelta del genere dipende da cosa cerchiamo in quel momento. Questa letteratura va dritta al cuore, è capace di suscitare emozioni e di attivare tutti e cinque i sensi: Parole scritte capaci di suscitare sensazioni, attivare ricordi, riportare alla mente musiche familiari, riaccendere nel cuore sogni e desideri. L’ansia da prestazione della cultura frenetica spinge a ricercare in un libro quella “lentezza” di cui corpo e spirito hanno bisogno. Ecco perché questa tipologia di letteratura ha oggi tanto successo. 🏡 Cosa Rende un Libro Davvero Cozy? Riassumiamo le caratteristiche chiave che trasformano un romanzo in un vero e proprio “nido” letterario: 📚 I Cozy Books: Generi e Esempi Popolari I cozy books si manifestano in diversi sottogeneri: Cozy Mystery: Un detective amatoriale risolve il caso, spesso aiutato da un animale domestico o da una passione (cucina, maglia). Slice of Life/Contemporaneo: Storie sul quotidiano, crescita personale e risoluzione di problemi minori. Spesso ambientati in librerie o negozietti. Fantasy Cozy: Ambientazioni fantastiche ma a basso rischio. Le creature magiche sono spesso concentrate sull’apertura di una panetteria o di una locanda. Streghe che gestiscono una caffetteria. Romance Cozy: Storie d’amore low-steam, che si concentrano sul corteggiamento e sull’affetto più che sulla tensione fisica.   Esempi di Comfort Reading: I misteri di Miss Marple (Agatha Christie): La vecchietta arguta risolve omicidi nel tranquillo villaggio di St. Mary Mead, lavorando a maglia. L’archetipo del genere. L’Allieva (Alessia Gazzola): La protagonista, Alice Allevi, è un’anatomopatologa imbranata e romantica che inciampa nei misteri. Un amato esempio italiano. Amori e segreti al Pumpkin Spice Cafè (Laurie Gilmore): Un esempio di cozy romance che sfrutta l’ambientazione stagionale e i temi del cibo e della piccola comunità. I libri di Lorenzo Marone (come La tentazione di essere felici e Magari domani resto) rappresentano l’esempio perfetto di Comfort Reading Contemporaneo italiano (rientrante nel genere Slice of life). Il Protagonista Burbero ma Amabile: Cesare (La tentazione di essere felici) è un anziano scontroso con un cuore nascosto. Il suo cinismo è una facciata comica. Questo archetipo del “burbero dal cuore d’oro” è estremamente rassicurante per il lettore. Ora comprendi perché questa tipologia di racconto mi ha aiutata a riprendere l’abitudine di leggere? Ho trovato un abbraccio caldo e rassicurante e la certezza della sua disponibilità ogni volta che ne avessi bisogno. In definitiva un cozy book è un atto di cura verso sé stessi. E Ora, La Parola a Te! Qual è il libro che consideri il tuo rifugio letterario personale? Quel volume che rileggi quando hai bisogno di sentirlo “casa”? Condividi nei commenti il tuo Cozy Book preferito e perché lo consiglieresti a chi cerca una lettura che riscalda l’anima!

In viaggio verso casa

La lettura può essere non un semplice passatempo, ma un atto speculare che svela parti della nostra interiorità nascoste a noi stessi 🌟 La Lente della Resistenza e il Ritorno all’Essenza Da principio ho posto molta resistenza alla lettura di questo libro, non per l’autore in sé ma per il “mondo” a cui lo associo. Un mondo in cui sono stata immersa per venticinque anni e che ho dovuto scardinare e abbandonare, per poter ritrovare il “respiro” e il “desiderio” che mi erano stati sottratti, due elementi indispensabili per Ri-nascere, come ben spiega l’autore. Grazie all’invito alla lettura di un’amica, come la chiamata all’avventura dell’eroina, ho deciso di prendere il libro in biblioteca. Non mi fidavo abbastanza da acquistarlo! Dalle prime pagine ho capito di aver intrapreso la rotta giusta. Un’Odissea Personale: Ritrovare Itaca nel Cuore Sì, perché di un viaggio si tratta. Del viaggio verso casa. Ritorna la frase che da anni mi si ripresenta: “La vita è un viaggio che ti riporta a casa”. Alla parola “casa” ho dato diversi significati a seconda del periodo della vita che stessi attraversando, in ogni modo sempre associata a “cuore”. Un luogo che è dentro di me. Alessandro d’Avenia nel suo “Resisti cuore “, ci porta con Ulisse a ripercorrere la nostra Odissea per far ritorno a un’Itaca non geografica ma esistenziale. L’Inerzia e la Spinta alla Scrittura Ho scelto di partire dal “mezzo”, da pagina 214, il punto esatto dove ho trovato la spinta a riattivare la scrittura che per me è stata strumento di Ri-nascita in passato. Quel passaggio è stato un fulmine: “Non si perde la cognizione della verità, ci si ricorda di casa, ma non si hanno le energie per affrontare la fatica e il dolore. Non si perde tutto il desiderio ma la sua spinta operativa. Accidia direbbe Dante, pigrizia diciamo noi, inerzia direbbe Kafka: incapacità di patire e di partire”. Ci si ricorda di casa – la Verità – ma non si hanno le forze per affrontare le fatiche e il dolore. Diagnosi perfetta dell’accidia dell’anima, una paralisi che non è oblio, ma consapevolezza impotente. Anch’io ho il ricordo di “casa” verso cui avevo intrapreso il viaggio per farvi Ri-torno e che ormai intravedevo in lontananza. Il luogo in cui mi riconoscevo, dove poter dare voce a quel destino che, secondo lo scrittore, sta nel portare a compimento ciò per cui siamo nati. Non si tratta di compiere grandi gesta ma di diventare quella persona che era perfetta così com’era al suo primo vagito e che non avrebbe dovuto aggiungere né togliere nulla a quello che era già scritto in ogni sua cellula. Il Destino Barattato e la Chiave Ritrovata Non trascorrono che pochi istanti da quel primo respiro per dare inizio al doloroso processo di barattare attitudini, potenzialità, sogni e desideri con qualcosa di estraneo ma più efficace a raggiungere l’obiettivo apparentemente più urgente alla sopravvivenza: essere amati. Come ogni persona anch’io con la nascita ho dato inizio a questo scambio, barattando parti della mia casa, del mio cuore, parti di me con qualcosa che non mi apparteneva e che ha reso quella “casa” – il mio io interiore – estranea. Un luogo dai vetri opachi e la porta ben chiusa a più mandate, una prigione in cui mi sono rinchiusa nell’illusione dell’accettazione. Un bel giorno il “Ri-sveglio”! Ho aperto le finestre e ho lasciato entrare la luce (azione interiore di auto-osservazione), ho visto gli angoli sporchi, la polvere accumulata (dolorosa accettazione delle proprie zone d’ombra), in una scatola ho trovato la chiave per uscire (la scoperta che la risorsa per la libertà era sempre stata lì, celata ma non distrutta). Una volta fuori, ho capito che dovevo mettermi in cammino per tornare a casa. Ma come ogni viaggio che si rispetti la strada non è sempre chiara. Si svolta dalla parte sbagliata, si trova la strada interrotta per lavori in corso e bisogna prendere una deviazione. I tempi si allungano, le energie diminuiscono, la motivazione viene a mancare, ci si ferma e la tentazione di arrendersi è forte (la crisi dell’eroina). Ma non si può tornare indietro, la vecchia casa ormai non c’è più, ho scelto di abbandonarla. Dove sono? Mi sento straniera in un paese dove non conosco nessuno. Cerco l’angolo più nascosto per potermi fermare a riposare senza che alcuno si accorga di me. Non voglio aiuto…voglio solo fermarmi…aspettare che qualcosa succeda e che mi faccia capire dove andare. Questo fermarsi non è la vecchia inerzia, non è l’accidia di pagina 214. È la Sosta Rigenerante del Viaggiatore stanco, il cui obiettivo non è fuggire o nascondersi, ma ascoltare il proprio cuore. Vuoi attendere non che qualcuno ti dia una direzione, ma che qualcosa succeda—ovvero, che la Verità, la traccia del tuo destino, si manifesti nuovamente, chiara e inequivocabile, per poterti rimettere in cammino con ritrovato “respiro e desiderio”.

Per scrivere ed emozionare, risveglia i 5 sensi.

Lo stimolo che arriva al nostro cervello dalla lettura di racconti e romanzi è esattamente lo stesso del vivere realmente un’esperienza. “Il mare e  il cielo si tingono di rosso, mentre il sole all’orizzonte poco a poco si immerge nell’acqua; con le mani sfioro la sabbia ormai fresca dopo la calura della giornata, ne raccolgo una manciata e la lascio cadere come un filo sottile sulla pelle accaldata, intanto l’acqua sul bagnasciuga ricopre i piedi che sprofondano nella sabbia bagnata; un respiro profondo e il profumo delle alghe depositate sulla riva mi invade; il rumore delle onde che si infrangono sulle rocce poco distanti giunge come l’eco in una grossa conchiglia , prima forte, poi si allontana per tornare di nuovo; una brezza leggera mi accarezza il viso, discende sulle spalle arrossate e un brivido mi attraversa la schiena; il rumore delle onde si alterna allo schiamazzo dei gabbiani in un ritmo monotono; le labbra secche per il sole hanno il sapore del sale; avvicino il viso alla spalla, la sfioro con la guancia e percepisco l’intenso profumo della salsedine sulla pelle . Chiudo gli occhi e cerco di imprimere nella memoria ogni sensazione, così da poterle rievocare, quando, nel freddo dell’inverno, sola, nella mia stanza, raggomitolata sul letto nel mio maglione preferito, sentirò il desiderio di rivivere le emozioni di quest’estate meravigliosa”. Ho cercato, in questa breve descrizione di un tramonto in riva al mare, in un giorno di fine estate, di utilizzare tutti i 5 sensi per poter suscitare nel lettore le emozioni del protagonista della storia. Non ho fatto una descrizione accurata dell’ambientazione, ma ho cercato di evocare le sensazioni del mio personaggio attraverso piccoli dettagli. È quello che ho imparato in questa settimana dall’ascolto di un webinar della scuola Genius di Roma (https://storygenius.it/) e dalla lettura dell’articolo “Srivere con i 5 sensi “La descrizione sensoriale” di Carmen Laterza Imparare scrivere descrizioni è fondamentale affinché il lettore possa immergersi nella nostra storia. Descrivere non vuol dire fare una lunga lista di dettagli tipo lista della spesa. Non bisogna piazzare in mezzo al testo una descrizione in cui facciamo un elenco di aggettivi o caratteristiche di un personaggio o di un ambiente, poiché di fronte ad una pagina piena di descrizione il lettore la salta e via. In questo modo avremo perso la possibilità di catturare la sua attenzione e di fargli cogliere le emozioni che volevamo trasmettere. Bisogna quindi scegliere pochi dettagli che lascino il lettore libero di immaginare la scena, l’ambiente o il personaggio. Per poter fare ciò è importante che lo scrittore conosca perfettamente quello che vuole descrivere. Quindi nel lavoro dietro le quinte, quando cioè compiliamo le schede di lavoro, occorre avere inserito tutti i dettagli che ci vengono in mente su quel personaggio o su quell’ambiente o oggetto, dobbiamo avere un quadro completo. Poi dalle schede prenderemo solo pochi dettagli da inserire nel testo, dai quali il lettore potrà risalire al quadro completo secondo la sua fantasia. Per riuscire a realizzare ciò, dobbiamo imparare ad osservare. Possiamo allenare la nostra capacità di osservazione risvegliando i nostri sensi. Il mondo lo percepiamo attraverso i 5 sensi e non solo attraverso la vista. Spesso osserviamo la realtà solo nel suo insieme senza coglierne i dettagli. Il nostro cervello seleziona, tra gli stimoli che arrivano contemporaneamente, sia esterni (odori, suoni, immagini …) che interni (pensieri, emozioni …), quelli che più ci sono utili e adeguati a realizzare un’attività motoria o mentale. (https://www.cognifit.com/it/funzione-del-cervello) Se siamo all’angolo di una strada e dobbiamo attraversare, sicuramente la nostra attenzione sarà focalizzata sui colori del semaforo e non ricorderemo il colore della maglietta dell’uomo che ci stava di fianco o se il ciclista che abbiamo incrociato fosse uomo o donna, vecchio o giovane. Così quando al mattino andiamo a lavoro percorrendo sempre la stessa strada, potremo non accorgerci che l’albero nell’aiuola sul marciapiedi davanti al nostro portone si è ricoperto di piccole gemme, o che il nostro vicino non esce più con il solito cagnolino, o che alla cassa del bar all’angolo non c’è più la solita cassiera. Magari l’odore di spazzatura che tutte le mattine c’è nell’aria, quando passiamo d’avanti alla discarica, non ci dà più così fastidio. Potremo arrivare in ufficio e chiederci: “Ma stamattina ho preso il caffè?” Perché non siamo attenti al profumo che si diffonde in casa e non ricordiamo che, come ogni mattina, ci siamo scottate le labbra perché amiamo berlo bollente, e così via. Il nostro tempo è ricco di tanti piccoli segnali che i sensi percepiscono e che suscitano in noi altrettante emozioni: gioia, paura, stupore, commozione, ansia, nostalgia…. Se non siamo più allenati a coglierli, immediatamente la nostra mente interviene per catalogarli in utili o superflui, e non riusciamo neanche a percepire le emozioni che i nostri sensi vorrebbero evocare. Emozioni che dovrebbero essere per noi le spie in base alle quali scegliamole azioni da compiere: fuggire se abbiamo paura, piangere se ci commuoviamo, ringraziare o abbracciare un amico se proviamo gioia, gustare la torta che ci offre la collega per il suo compleanno che magari ci ricorda il sapore di quella che preparava la nonna. Diventiamo così analfabeti emotivi e le nostre azioni sono dirette da altro che è esterno a noi, che non ci appartiene. Ebbene la scrittura e la lettura hanno questa grande missione, rieducarci ad osservare la realtà con tutti i nostri sensi, come quando eravamo bambini, e imparare a percepire e riconoscere le emozioni che le sensazioni evocano. Quindi se vogliamo imparare a scrivere con i 5 sensi, dobbiamo osservare non solo con la VISTA ma con tutti i cinque sensi. Vediamo ad esempio quali dati possiamo raccogliere con ciascuno. VISTA: UDITO: TATTO: La percezione tattile è quella che abbiamo con tutto il corpo, non solo con le mani. Ad esempio il caldo e il freddo che percepiamo con la bocca non sono sensazioni del GUSTO ma del TATTO. OLFATTO Per descrivere i profumi spesso dobbiamo usare delle immagini, che a loro volta si collegno ad

Progettare un romanzo

Disegnato da freepik Il primo suggerimento per chi vuole diventare uno scrittore  è scrivere, ed è vero! Ma più che di “Scrivere” bisogna parlare di “Progettare un romanzo”. Quando ho iniziato a seguire video e leggere articoli su siti e blog che trattano di scrittura creativa, oltre a scoprire che la scrittura non è un privilegio per pochi naturalmente dotati, mi è stato subito chiaro che il primo passo da fare per scrivere un romanzo è quello di progettarlo. Come per qualsiasi attività anche per la scrittura è necessaria la fase di studio e di progettazione che, in particolare per la stesura di un romanzo, occupa la maggior del tempo di realizzazione. La tecnica seguita può essere più o meno complessa a seconda dell’autore, ciascuno utilizza quella più adatta per sé. Alcuni punti mi sembrano essere più o meno comuni. Personalmente dopo aver scritto le prime pagine di getto sull’onda dell’entusiasmo, mi sono lasciata guidare da Carmen Laterza che nei suoi video e podcast ti conduce un passo dopo l’altro, con estrema chiarezza, nella  meravigliosa avventura della progettazione del romanzo. Quale può essere uno schema di progettazione per un romanzo?  Buona regola da seguire è quella giornalistica delle  cinque W: Who, What, Where,When,Why. Chi sarà  il PROTAGONISTA del mio romanzo? Devo conoscere tutto di lui, quanto è alto, dove è vissuto, quali scuole ha frequentato, chi erano i suoi genitori, chi era il suo migliore amico,  cosa gli piace fare, se è timido o estroverso, quali sono le sue passioni, quanti anni ha nel momento in cui racconto la storia, quali erano i suoi giochi preferiti, se gli è successo qualcosa di particolare quando era bambino. Insomma devo conoscerlo come conosco il mio migliore amico.  Questo lavoro non si realizza certo con un paio d’ore al tavolino! Dopo la prima ispirazione sul personaggio occorre passare con lui tanto tempo. Chiedersi quali sono i suoi progetti, quali difficoltà incontra nel realizzarli, quali sono le sue relazioni, perché si comporta in un modo piuttosto che in un’altro. Quando ho l’ispirazione su un personaggio, devo prenderlo e portarlo sempre con me, in modo da conoscerlo il meglio possibile. Questo è un lavoro che si può fare mentre se ne porta avanti un’altro, io ad esempio lo sto facendo mentre imparo a gestire il mio blog.  Può essere opportuno elaborare delle schede di lavoro sui personaggi, che potranno essere particolarmente dettagliate solo per il protagonista e qualche altro personaggio comprimario. Sicuramente il lavoro più accurato va fatto sul protagonista, di cui, come dicevo, devo conoscere più dettagli possibili, anche se non tutti andranno necessariamente inseriti nel romanzo. Conoscerli mi aiuterà a definire meglio come potrà reagire in determinate situazioni, a far sì che faccia una scelta piuttosto che un’altra. Molto importante è conoscere anche il passato del mio personaggio, cioè tutto ciò che riguarda la sua vita prima dell’epoca in cui è ambientato il romanzo. Dettagli da non sottovalutare per tutti i personaggi sono l’età, il nome  e le relazioni che li legano tra loro. Può sembrare banale, ma quando ho iniziato a scrivere il mio romanzo di getto, dopo le prime pagine già non ricordavo più quale nome avevo dato ai fratelli o al primo fidanzato, così come l’età dei figli della prima datrice di lavoro. Ho subito intuito che avrei dovuto segnare i dettagli dei vari personaggi via via che entravano in scena. Daniele Imperi, nel suo blog “Penna blu”, suggerisce uno schema per la scheda di lavoro sui personaggi che ho trovato molto utile. Cosa voglio che accada e quale sviluppo voglio abbiano gli eventi? Ovvero definire la TRAMA  Pare che qualche scrittore definisca prima la trama e poi il personaggio. Nel mio caso ho pensato prima al personaggio poi alla storia, ma non avendo esperienza non posso dire cosa sia meglio. Per la trama è molto importante stabilire quando inizia e quando finisce, quindi definire come si svolgerà la storia in ordine cronologico (FABULA). Poi potremo decidere se seguire  il corso cronologico oppure fare dei salti temporali, con delle anticipazioni o retrospezioni (INTRECCI)I.  Molta cura occorre dare all’ INCIPIT, il momento iniziale da cui partirà la storia, che dovrà subito catturare l’attenzione di chi legge, e conquistarne la fiducia. Poi penseremo ad alcuni  avvenimenti chiave , di una certa gravità,  da inserire più o meno ad un quarto e poi a metà del racconto, in modo che la tensione aumenti in modo graduale, fino ad arrivare al culmine poco dopo la metà del romanzo in modo che non sia concentrata tutta nell’ultima parte, dove si avrà invece la risoluzione del conflitto.  Una tecnica utilizzata per la costruzione della trama è quella del TRENINO, che consiste nel pensare ai vari episodi che vogliamo raccontare come tanti vagoni di un treno che poi andremo a disporre nell’ordine in cui decideremo di raccontarli. Un’altra tecnica può essere quella di scrivere più o meno di getto il primo capitolo, poi pensare ai capitoli successivi e a quale dovrà essere il loro contenuto a grandi linee, per poi riprendere la scrittura. In questa mia prima esperienza sto seguendo quest’ultimo metodo. Ho scritto il primo capitolo più o meno di getto, poi mi sono concentrata sui personaggi e sulla struttura della trama, dividendola già in capitoli, e a ciascun capitolo ho dato il nome di un personaggio legandolo ad un avvenimento chiave. La nostra storia si svolgerà in molti anni oppure solo nell’arco di qualche anno? LINEA del TEMPO Tracceremo su un foglio una linea su cui indicare la data di inizio e di fine, e in mezzo la data di tutti i singoli avvenimenti in ordine cronologico, anche se la storia verrà poi raccontata con dei salti temporali. Questo lavoro è molto importante per evitare incongruenze e anacronismi. La linea del tempo ci servirà anche per indicare la data di nascita del protagonista e dei vari personaggi durante il racconto. La progettazione del QUANDO ci permetterà di essere coerenti, questo è importante affinché la nostra storia sia credibile e conquisti il lettore e la sua

Perchè non scrivere un blog di cucina?

Disegnato da freepik Quel che sono è sufficiente, se solo riesco ad esserlo – Carl Rogers Sarebbe stato semplicissimo realizzare un blog di cucina. Mi piace cucinare, lo faccio da quando ero ragazzina e mi riesce abbastanza bene. Potrei pubblicare ricette della tradizione campana, ricette elaborate o veloci, di dolci classici o di dolci senza zucchero, ricette vegetariane e vegane. Mi sono interessata non solo alla pratica ma anche alla teoria. Sono appassionata di scienza dell’alimentazione, ho letto tantissimo e ho scoperto i principi per cui una sana alimentazione può aiutare a vivere in salute. Ho conosciuto e applicato per me e la mia famiglia le teorie del Dott. Franco Berrino, “medico, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano”. Nella sua attività quarantennale di ricerca e prevenzione ha promosso lo sviluppo dei registri tumori in Italia e coordinato i registri tumori europei per lo studio della sopravvivenza dei malati (Progetto EUROCARE). Ha coinvolto decine di migliaia di persone in studi sulle cause delle malattie croniche (Progetti ORDET e EPIC). I risultati gli hanno consentito di promuovere sperimentazioni per modificare lo stile di vita allo scopo di prevenire le malattie degenerative (progetti DIANA e MeMeMe)”. Ha fondato insieme ad Enrica Bortolazzi “La grande via”, la cui mission è quella di aiutare le persone a raggiungere la longevità in buona salute mediante le tre vie: la sana alimentazione, il movimento e la meditazione. Grazie al dott. Berrino ho apprezzato la dieta cilentana e ho capito perché la dieta mediterranea è patrimonio dell’umanità. Continuando a fare ricerche sull’alimentazione, sono venuta a conoscenza della medicina di segnale, divulgata dal dott. Luca Speciani.”La Medicina di Segnale si pone l’obiettivo di prevenire e curare le patologie stimolando i segnali biologici positivi, che portano ad un miglioramento della salute (per esempio una moderata attività sportiva, una giusta quantità di nutrienti, ed il minor uso possibile di farmaci), e diminuendo i segnali biologici negativi (per esempio l’infiammazione cronica, la malnutrizione, la sedentarietà)”. Anche in questo caso ho imparato cose interessantissime, ad esempio su come funziona il nostro cervello e come, mediante l’alimentazione, inviare i segnali giusti per poter rimanere in buona salute. Altra grande scoperta è stata per me la dott.ssa Catherine Kousmine che “ha dato un impulso formidabile al mondo medico, mettendo il luce il ruolo fondamentale dell’alimentazione nel trattamento delle malattie gravi, ruolo che oggi è ampiamente riconosciuto”. Potrei andare avanti a scriverne perché è un argomento interessantissimo che merita di essere approfondito. In coda all’articolo indicherò qualche link per gli approfondimenti. Oltre all’alimentazione e alla cucina altri sono gli argomenti che mi interessano. Da quando ho lasciato gli studi per dedicarmi alla famiglia ho continuato a leggere e studiare di tutto ciò che colpiva la mia attenzione, materie e argomenti più o meno vicini al mio quotidiano. Mi sono iscritta anche ad una scuola di counseling per riprendere in qualche modo gli studi, spinta dal desiderio di trovare un’attività che mi corrispondesse e mi impegnasse fuori dalla famiglia. Ad un certo punto ho sentito il bisogno di dare un freno a questa continua ricerca di imparare cose nuove o impegnarmi in diverse attività per uscire da una routine che mi stava  stretta.  Così ho tirato i remi in barca. Mi sono fermata. Ho smesso di remare verso una meta sconosciuta. Facevo una fatica immensa perché il più delle volte le correnti erano contrarie e finivo poi per ritrovarmi più o meno al punto di partenza, o almeno quella era la mia impressione. Ho iniziato a camminare, sì proprio così. Non sono mai stata una sportiva, ma leggendo dei benefici della camminata veloce sul corpo e sulla mente ho deciso di provare. Così un mattino della scorsa estate, appena sveglia (amo svegliarmi molto presto), mi sono vestita, ho infilato un paio di scarpe comode e via. Pian piano è diventata una piacevole abitudine. Con l’arrivo dell’autunno e poi dell’inverno ho cambiato orario per le mie camminate, dal mattino presto al tardo pomeriggio. Inizialmente camminavo ascoltando musica o qualche podcast, poi ho iniziato a camminare e svuotare la mente. Osservavo lo scorrere dell’acqua, i riflessi delle piante, i colori degli alberi che cambiavano con l’andare avanti delle stagioni, e quelli del cielo, con le diverse sfumature, a seconda dell’ora del giorno o del tempo più o meno sereno. Bellissimo lo spettacolo che offre il sole al mattino, quando inizia a levarsi, o al tramonto “quanno …  se nne trase e dà ‘a cunzegna a luna p’ ‘a nuttata”, come recita una poesia di Totò; suggestivo osservare il movimento delle nubi quando minaccia un temporale o quando è appena passato. Concentrarmi su ciò che gli occhi osservavano nel momento presente mi ha aiutato ad entrare in contatto con me stessa, a desiderare di fare silenzio e mettermi in ascolto non più di quello che era fuori di me, ma di tutto ciò che era finito nella parte più profonda del mio inconscio, e che non sarebbe mai venuto fuori se la mia parte conscia non gli avesse dato il permesso. Ho camminato quando ero arrabbiata e quando ero felice, quando ero stanca o disillusa, quando volevo scappare dal mio quotidiano e quando volevo ritrovare l’entusiasmo per inseguire un sogno. Durante le mie camminate ho pianto, ho pregato, ho sbollito la rabbia. Penso che questo entrare in contatto con me stessa mi abbia preparato ad intraprendere il cammino della scrittura creativa. Così, per caso, ho dato vita al personaggio di Laura, in cui metterò molto di me, di quella che ero e di quella che sono o vorrei essere.  La scrittura creativa è un modo di comunicare discreto, non è invadente, non è il parlare dell’esperto, non è polemica, non è divulgazione. Tutto ciò che ho imparato e ho amato, tutto ciò che sono posso metterlo in un personaggio e nella sua storia. Penso di aver risposto al bisogno di impegnarmi in qualcosa che veramente mi corrisponda, di seguire l’impulso interiore a superare quei limiti che io stessa mi

Come diventare uno scrittore? Scrivi!

Disegnato da freepik Non so quale sia stato il campanello che mi ha spinto a cercare sul web suggerimenti su “come diventare uno scrittore”. Forse il desiderio di usare la scrittura come terapia per tirare fuori quelle emozioni che sentivo scalpitare dentro, ma che non ero in grado non solo di esprimere ma neanche di riconoscere. Mi sono così imbattuta nell’articolo di Pietro Babudro, che ho riportato nel blog, e ho iniziato a cimentarmi nei vari esercizi da lui suggeriti. https://www.webintesta.it/esercizi-di-scrittura-creativa/ Un pomeriggio mi trovavo con mia figlia da Starbucks, a Vienna. Avevamo trascorso tre bellissime giornate in questa splendida città, avevamo camminato tantissimo e mancavano ancora circa due ore per prendere il treno che ci avrebbe riportato in aeroporto per il volo del ritorno, ed eravamo troppo stanche per girare ancora. Allora la saggia decisione di fare merenda da Starbucks e fermarci lì a leggere un bel libro. Per me era una novità, ma la cosa mi piacque molto. Il locale era abbastanza affollato, facemmo un po’ di fatica a trovare un tavolino libero. Quando finalmente riuscimmo a sederci, anche se non comodissime, mangiammo la nostra fetta di banana bread con un caffè americano spolverato alla cannella, nel classico bicchiere che chi è pratico di Starbucks ben conosce. In verità io l’avevo visto solo nelle commedie americane, film che adoro guardare specie se con ambientazione natalizia, in mano alla protagonista che consuma al volo un caffè mentre corre in ufficio. Mi sono guardata intorno e per un momento mi sono sentita immersa in una delle ambientazioni di questi film. Ero circondata da professionisti che lavorano o studenti che studiano da soli o in compagnia, immersi nel loro pc con in mano il  fantastico bicchiere con il logo di Starbucks. Mia figlia prende dallo zaino il suo libro e si immerge nella lettura, allora prendo il mio telefonino cercando qualcosa da leggere e ripesco l’articolo di Babudro, la mia attenzione si sofferma sull’esercizio “PERFETTI CONOSCIUTI”: “Fai una passeggiata e fotografa una persona incrociata per strada. Lei non si deve accorgere che la stai fotografando, né vi dovete conoscere… osserva la foto e, basandoti solo sugli elementi che essa contiene (esempio: una sciarpa rossa, un cappotto grigio, un’acconciatura buffa, gli occhi verdi o un paio di occhiali vintage, un’espressione sorridente) scrivi una breve biografia di questa persona. Perché quell’espressione? Dove ha comprato il cappotto? Ecco, prova a immaginarlo. Nelle immagini cogliamo il senso e l’essenza dell’oggetto rappresentato. Questo esercizio è un ottimo punto di partenza per chi vuole cominciare ad approfondire questo concetto.” Ebbene avevo di fronte una ragazza che sorseggiava la sua bibita e studiava davanti al suo pc. Come suggerito da Babudro scatto la foto e comincio a liberare la mia immaginazione: “Capelli lisci raccolti con cura, non una semplice coda e via. Li hai divisi accuratamente al centro, una piccola ciocca è raccolta con una pinza, poi una bella coda alta, ma la lunghezza ti permette di farla scendere divisa ai lati del collo, messo bene in evidenza dalla maglietta bianca con un generoso scollo quadrato. Quella maglietta che non ti piaceva poi tanto. Dicevi che il colore non si confaceva alla tonalità del tuo viso. Invece si adatta al tuo corpo come una seconda pelle. Non è aderente ma ne accompagna le forme dolcemente, senza coprirlo né metterlo in evidenza. Il collo lungo e sottile si apre nel viso ovale, così regolare da sembrare dipinto a matita, senza un’ombra di trucco lo mostri nella sua naturalezza. I capelli raccolti lo accompagnano senza nasconderlo. Le sopracciglia sottili e ben definite sporgono dagli occhiali neri dalla forma allungata che ti danno quell’aria così aristocratica. Dietro al tuo computer, mentre sorseggi il cappuccino caldo di Starbucks, sei tutta presa dallo studio. Solo un anno fa mai avresti immaginato di essere qui adesso. Finalmente il tuo sogno si è realizzato. La tua voglia di autonomia e  di andare lontano è stata soddisfatta. Sei a Vienna per portare a termine i tuoi studi universitari. …………………………………………………………………………………………………………” Così come per magia nasce “Laura”. Decido che sarà il personaggio del mio primo romanzo. Per la prima volta la solita vocina autosabotante è rimasta in silenzio. Ho portato Laura con me a Milano e ho cominciato a scrivere di getto. Dopo aver terminato almeno trenta pagine, ho cominciato a prendere sul serio la possibilità di rendere quel sogno  realtà. Così ho cominciato a fare ricerche su internet per avere dei suggerimenti. Quando ho letto la frase “La prima cosa da fare per diventare uno scrittore è iniziare a scrivere”, mi sono detta:  – Allora sono sulla buona strada! – Ho continuato la mia ricerca di validi suggerimenti e ho iniziato ad ascoltare alcuni video su YouTube.  Il primo che ho trovato molto interessante è stato “10 passi per scrivere un romanzo “di Martina Belli https://www.martinabelli.it Ho cercato poi qualcosa di più approfondito e ho scoperto il canale di Libroza, scrittrice e Podcaster indipendente https://libroza.com › blog Mi si è aperto un mondo. Ho trovato Carmen Laterza (Libroza) estremamente chiara ed incoraggiante nei suoi video. Ti rimando al suo blog o al suo canale per conoscerla meglio, aggiungo solo che ho già letto due dei suoi romanzi: “L’ultima Spiaggia” e il primo volume della trilogia “I ricordi non fanno rumore” e che mi sono piaciuti tantissimo! Ho apprezzato anche i video di Alessandra Perotti https://www.alessandraperotti.com/ A questo punto ho capito di dover frenare nella scrittura di getto e iniziare a studiare e ad esercitarmi per poter realizzare il mio progetto. Intanto, come suggerito da Carmen Laterza porto Laura (il mio personaggio) sempre con me. Lavoro alla sua scheda, la immagino in questa o quella situazione, delineo la trama del mio romanzo e gli altri personaggi. Intanto mi esercito nella scrittura e soprattutto mi diverto.

Esercizi di scrittura creativa

disegnato da freepik Ci sono vari tipi di esercizi di scrittura creativa con diverse finalità, Pietro Babudro in un articolo ne suggerisce ben 15. Uno di questi consiste nel partire dall’incipit: “Ieri è venuto a trovarmi ……” e sostituire i puntini con il nome di un’emozione che ho provato di recente e che provo di frequente, e provare a raccontare una storia . https://www.webintesta.it/esercizi-di-scrittura-creativa/ Di seguito vi riporto il breve racconto che è ho scritto per questo esercizio. Ieri è venuto a trovarmi Scrupolo…. Non è stata certo una visita gradita! Mi sta sempre appiccicato e speravo che almeno qui non mi venisse dietro. Ho cercato in tutti i modi di tenergli nascosta la destinazione del viaggio che sono riuscita a programmare in un periodo in cui lui se ne stava abbastanza alla larga. Gli avevo detto il fatto suo e per un po’ non si era fatto vedere. Ma non ha aspettato molto a rifarsi vivo. Una sera ero a casa dei miei genitori e suonano alla porta…indovina un po’? Era proprio lui, Scrupolo! Me lo vedo piombare in casa insieme a mia sorella. Vestito come sempre in modo impeccabile, pantaloni casual, camicia bianca e uno dei suoi maglioncini girocollo a tinta unita. Ha sempre l’aria di quello che sa il fatto suo, sempre sicuro di sè, ed io non riesco mai a tenergli testa. Tutte le sue argomentazioni sembrano inattacabili, così finisco ogni volta per dargli ragione. “Ma cosa ci fai qua? Quando sei arrivato? E come sapevi dove fossi?” Mi guarda con uno dei suoi sorrisini ironici. “Passavo di qui per caso e ho incontrato tua sorella, mi ha detto che eri appena arrivata e mi ha invitato a salire per un saluto. Non sei felice di vedermi?” Ho dovuto nascondere la mia disapprovazione per la sua visita e sorbirmi le sue frecciatine per tutta la serata. “Ho saputo che stai organizzando un bel viaggetto a Vienna! Certo, che coraggio proprio adesso che i tuoi genitori sono un po’ malconci. Non ti senti in colpa con tua sorella che non si sente libera di andare neanche a fare una passeggiata?” “In verità l’ho organizzato tempo fa, prima dell’incidente di mio padre!” Mi sono subito scusata! Chissà poi perchè! “Magari non parto neanche! In ogni caso anche se restassi a casa non potrei comunque dare alcun’aiuto a mia sorella; poi potrebbero venire anche i miei fratelli!” E via con ogni sorta di giustificazione! Finalmente la serata è finita ed è andato via. Tornata a casa il tarlo che mi aveva messo in testa continuava a tormentarmi. Ho cercato di non pensarci più e mi sono organizzata per la partenza. Arrivata a Vienna mi sono completamente dimenticata di lui e delle sue frecciatine! Mi stavo godendo a pieno la bella esperienza, ero in giro a visitare Belvedere quando mi arriva un messaggio di mio fratello: “Riesci a venire da mamma e papà per una settimana a marzo?” Stavo cercando di controllare la rabbia per il fatto che non avesse preso in considerazione il mio lavoro quando chi vedo alle mie spalle? Sì proprio lui: Scrupolo che sbirciava il mio messaggio! “Te lo avevo detto che non era il caso di partire. Ti sei presa anche un giorno di ferie. Come puoi tra tre settimane chiedere altri giorni?” E giù sempre più duro! Ho fatto finta di nulla e l’ho salutato cercando di nascondere il groppo in gola che sentivo. Sempre più sarcastico mi ha detto che voleva da tempo andare a Vienna e ha approfittato di questi giorni in cui era libero dal lavoro. Si è unito alla compagnia e non si è staccato per tutta la visita. Continuava a darmi suggerimenti su cosa rispondere a mio fratello. “Non mi sembra il caso che tu ti tiri indietro. Forse è arrivato il momento di pensare a rinunciare al lavoro. Come puoi lasciare i tuoi genitori senza sostegno?” Sotto la sua influenza continuavo a scrivere messaggi cancellandoli subito dopo. Ad un certo punto ho deciso di non dargli più ascolto e sono riuscita ad ignorarlo e a godermi la visita senza far pesare sugli amici la preoccupazione che ormai mi aveva preso. La giornata è andata avanti tranquilla, dopo Belvedere un pranzo veloce, visita al Prater e poi una puntatina sul Danubio. Ormai eravamo abbastanza cotti, ma non tanto per rinunciare ad una merenda in centro. Con la metropolitana raggiungiamo Karlsplatz e mangiamo un ricco Kaisershmarren, nell’elegante caffè Demel. Mi sono sforzata di ignorare Scrupolo per tutto il pomeriggio, ma lui mi stava appiccicato e tentava sempre di tornare sul discorso che avrei dovuto essere a curare i miei genitori e non lì a spassarmela. Rientrata a casa sono crollata, per il gran camminare ma anche per la tensione che Scrupolo mi aveva procurato. Nonostante l’ospite inopportuno, il viaggio è andato molto bene, Vienna mi è piaciuta tantissimo! Rientrata a casa purtroppo non ho fatto altro che rimuginare su tutto ciò che mi ha detto quell’antipatico ficcanaso e a sentirmi in colpa! Nota SCRUPOLO: Dal lat. scrupŭlus (e anche scrupŭlum, scripŭlum, scriptŭlum), propriam. «piccola pietra, pietruzza», dim. di scrupus «sasso, pietra a punta»]. – 1. a. Antica misura-base di conto, equivalente a 1,137 grammi (cioè alla ventiquattresima parte di un’oncia), usata per l’oro e per l’argento nei sistemi monetarî etrusco, campano e romano. b. In passato, misura di superficie equivalente a 100 piedi quadrati, ovvero a 1/288 dello iugero, cioè a 8,7 m2. Oggi usato per indicare: Incertezza di coscienza, inquietudine morale che porta a considerare come peccato o colpa ciò che tale non è, o a ritenere grave una mancanza anche lieve: s. religioso; s. morali; s. di coscienza; essere assillato, tormentato dagli s.; una persona piena di scrupoli. https://www.treccani.it/vocabolario/scrupolo/ I sensi di colpa non nascono con noi, non sono innati, ma sono una reazione che impariamo intorno ai 4/6 anni dai nostri genitori e servono a tracciare una linea di separazione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Accettare la realtà è un modo per liberarsi dei sensi di colpa. Fermarsi chiedersi perchè proviamo quell’emozione e decidere cosa farne.

Scrittura creativa

Devo l’idea di iniziare a scrivere un romanzo alla lettura di quest’articolo di Pietro Babudro, per questo motivo lo riporto all’inizio del mio blog. Come uno specchio, mi ha rimandato l’immagine di qualcosa che non riuscivo più a vedere, che, dopo gli anni del liceo, era rimasto sepolto tra gli affanni della vita: la passione per la scrittura. https://www.webintesta.it/esercizi-di-scrittura-creativa/ di Pietro Babudro “Quando si parla di scrittura creativa spesso si cade nel seguente tranello: considerarla come frutto del “bello stile” e figlia di non meglio precisate “doti innate”. Secondo questa prospettiva essa scaturirebbe dall’estro del singolo, senza mediazione né preparazione. Il tranello ne nasconde un altro: pensare che esistano persone dotate e, proprio per questo motivo, depositarie della capacità di scrivere in modo creativo, e altre prive di questo dono chiamate pertanto ad accontentarsi di quelle altrui.**** Fortunatamente faccio parte della cerchia di chi sa che la scrittura creativa altro non è se non la capacità di fare accadere qualcosa dentro di noi e di fissarlo sulla carta, utilizzando le parole come strumento capace di cogliere qualcosa che ancora non esiste e portarlo di qua, nel mondo in cui abitiamo di solito. Niente guizzi della mente, niente barocchismi. Anzi, la mente non c’entra nulla con la creatività: è proprio l’armamentario di divieti, problemi e tabù che coincidono con essa che finisce per rendere sterile ogni nostro tentativo di uscire dalla norma e cogliere suggestioni, idee, epifanie, non detto e rimosso. Avete presente tutte le volte che diciamo: “avrei dovuto ascoltare di più il mio istinto?”. Precisamente. Si tratta di una forza a cui diamo pochissimo credito, perché sin da piccoli un sistema miope ci inculca il dogma per cui alcune cose semplicemente non esistono. La scrittura creativa invece è l’esatto contrario: ascoltare l’istinto, godere di questa presenza a se stessi, riconoscerne la gioia e la responsabilità. Assaporarne il grande e denso silenzio, al punto da decidere di metterlo in comune con gli altri. Dirò di più: la scrittura creativa è intimamente collegata allo sperimentare il “flusso” teorizzato da Mihály Csíkszentmihályi: una condizione ottimale dello spirito caratterizzata da estremo coinvolgimento, capacità di concentrarsi sull’azione, motivazione e gratificazione totale. Sotto questo aspetto, più che di creatività fine a se stessa è giusto parlare di presa di coscienza. SCRITTURA CREATIVA, MENTE, PRESENZA Ci sarebbe molto da dire sul concetto di presenza, messo sovente alla prova da una società sempre più frenetica, che ci confonde e sovrappone i concetti di “esperienza” e “performance”. La prima è votata al vivere schiettamente quanto accade, la seconda è incentrata sul risultato fine a se stesso, e ci porta a vivere tutto come un mezzo per un fine, e non come un fine in sé. Ci sarebbe moltissimo da dire sul ruolo della mente e su quel “ergo sum” che non deriva dal cogitare, oscillando come pendoli tra un futuro che ci preoccupa e un passato che non ci soddisfa o forse non ci appartiene del tutto, ma dalla quieta e schietta voglia di viverci l’unica cosa che c’è: il presente. Il momento. Questo momento, proprio mentre accade. La Vita e la scrittura creativa accadono al tempo presente, qui e ora, mentre noi lanciamo la mente a domani, o dopodomani, oppure rimuginiamo su quanto accaduto ieri o l’altro ieri. In una parola, non ci siamo. Non siamo presenti. Non ci siamo, né per noi, né per gli altri, e la nostra situazione di vita diventa un riflesso di quello che la mente proietta. Come se stasera andassi al cinema e, a un certo punto, mi convincessi di “vivere” dentro la pellicola, fino a non distinguere più il film da ciò che sono veramente. Uno strazio, se ci pensate bene. In tutto questo marasma pretendiamo di essere creativi: ossia di lasciarci guidare dall’intuizione, una forza di proporzioni spaventose che crea al posto nostro, quando invece siamo schiacciati dai pensieri. Dal devo, dal posso, dal mi dicono di fare. Dal domani e dallo ieri. A questo punto del post vi starete chiedendo: “Perché la scrittura?”. Sì, certo, capisco. La scrittura perché è un’arte performativa che ci mette in condizione di sperimentare il flussocreativo. La scrittura perché tra le arti performative è l’unica che obbliga intuizione e pensiero cosciente a lavorare insieme. La scrittura perché va a prelevare dal nostro inconscio individuale e collettivo intuizioni, illuminazioni, epifanie e frammenti e poi, tramite il codice delle parole, ci obbliga a fissarlo su carta in un atto che poco a poco diventa liberatorio e terapeutico. La scrittura, infine, perché ci permette di trasformare in strutture consce quegli elementi che un sacco di tempo fa abbiamo confinato nell’inconscio, lasciandoli accadere alle nostre spalle, al di là dei nostri propositi più buoni, al di là di ciò che è bene o male per noi e per gli altri. In una dimensione diabolica in cui ci sono ma, al contrario delle loro conseguenze nefaste, non si manifestano. Ecco perché la scrittura, arte terapeutica a tutti gli effetti che ci aiuta a liberarci da queste pastoie e a trovare tempo da dedicarci, con attenzione e affetto. Basta poco per iniziare”.